Semi di zucca – Cucurbita pepo

La Zucca è un ortaggio, frutto prodotto da una pianta erbacea (Cucurbita pepo L., Cucurbita maxima, etc) dal portamento strisciante, originaria dell’America, importata in Europa insieme alla patata e al pomodoro.
I semi di Zucca infatti sono utilizzati tradizionalmente come cibo, ma anche come rimedio popolare per alcuni disturbi, quali l’infiammazione della prostata e contro i parassiti intestinali. I principi attivi fondamentali contenuti nei semi di Zucca sono le cucurbitine, i delta steroli, le fitosterine, le globuline vegetali, oltre alle vitamine F ed E, che esercitano un’azione protettrice delle membrane cellulari e antiossidante, specie la vitamina E abbinata al Selenio, che nei semi di Zucca è ben rappresentato. In particolare la cucurbitina sembra avere un’azione preventiva nei confronti dei disturbi prostatici benigni, oltre ad un’azione antiparassitaria (antielmintica), specie sulla tenia, della quale favorirebbe il distacco dalla parete intestinale, facilitandone così l’eliminazione: anticamente si somministrava una dose massiccia di semi, a cui seguiva una purga per facilitare l’eliminazione del parassita.
Pur avendo un buon contenuto proteico il valore biologico dello stesso è modesto per la relativa carenza di aminoacidi limitanti.
I grassi contenuti nei semi di Zucca sono ricchi di acidi grassi essenziali monoinsaturi e polinsaturi, quindi di alto valore biologico.
Analisi chimica sul S.S. Semi decorticati: sostanza secca 95,4%; proteina greggia 35,5%; grassi greggi 42-45%; fibra greggia 2,8 %; ceneri gregge 4,4%.
Indicato per Psittacidi di taglia medio-grande e roditori.(Davide c.)

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Arachide – Arachis hypogea

Viene coltivata per la raccolta dei bacelli ipogei contenente i semi oleosi.
Una volta estratto dal bacello legnoso il seme può essere commercializzato sbucciato o ancora avvolto dalle parti corticali (13%) caratterizate dal medestissimo valore nutrizionale (vedi foto). Il seme decorticato è la parte edibile ed è caraterizzato da :
altissimo contenuto di grassi con parecchie frazioni polinsature;
alta digeribilità;
alto contenuto di proteine, però con un valore biologico inferiore rispetto la soja;
carenza di sali minerali;
buono il contenuto di vitamine niacina ed acido pantotenico, discreto quello di tiamina, modesto di riboflavina, assenti i carotenoidi e le vitamine liposolubili;
altissima appetibilità;
bassa conservabilità (max 6 mesi) per la facilità di irrancidimento dei grassi;
alto costo
Analisi chimica sul S.S. seme decorticato proteina greggia 28-30%; grassi greggi 38-44%; fibra greggia 2-3%; ceneri gregge 1-2%.
Indicato per Cince, Ballerine bianca, Picchio, Psitacidi di grossa taglia, … in miscela con altri semi.

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Grano Saraceno – Polygonum fagopyrum L.

Non appartiene alla famiglia dei cereali, in quanto trattasi di una Poligonacea annua.
Il frutto è un achenio trigonale, bruno, contenente una massa farinosa bianca.
Ha all’incirca le medesime caratteristiche generali dei grani di cereali, tanto che una volta spogliato dal tegumento legnoso (18-20%), si può trarne una farina per alimentazione umana (polenta di grano saraceno).
Rispetto all’orzo e mais fornisce meno principi nutritivi (dal 15 al 25% in meno) in particolare amidi, grassi e proteine . In compenso queste ultime risultano con un discreto valore biologico, migliore addirittura della soja.

Il contatto con la pianta di grano saraceno può dare fagopirismo (una sindrome da intolleranza), problema, per altro, mai riscontrato con il consumo di semi.
Analisi chimica sul S.S. grano intero proteina greggia 10%; grassi greggi 2%; fibra greggia 16-20%; ceneri gregge 2,2%.
Indicato per uccelli granivori ed onnivori in miscela con altri semi.

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Semi di Chia – salvia Hispanica l.

è un piccolo seme ovale ( 2mm di lunghezza) che contiene non meno del 23% di acidi grassi poli-insaturi, che ne fanno il seme con il più alto tenore di acidi grassi omega 3 , di tutto il regno vegetale. Ciò spiega il perchè i suoi acidi grassi omega 3 sono molto più stabili rispetto a quelli provenienti da altre fonti. CHIA appartiene ai semi mucillaginosi ed è ricco di mucopolisaccaridi. Queste sostane mucillaginose hanno un potere di ritenzione idrica molto alto e fanno migliorare rapidamente la qualità e la consistenza delle feci nei casi di problemi digestivi. Questi mucopolisaccaridi formano inoltre una sorta di cuscinetto viscoso sulle pareti dell`intestino , inibendo i batteri patogeni. Ha un gusto molto gradevole , per cui gli uccelli lo consumano volentieri. CHIA inoltre è una fonte preziosa di proteine specifiche, dotate di una catena di amino-acidi perfetta. E` da notare infine che CHIA è ricco di minerali. Si può facilmente comprendere l’importanza di questo piccolo seme.

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Semi di miglio bianco rosso e giallo – Panicum miliaceum

Il miglio è un’erba annua della famiglia delle graminacee ed appartiene al gruppo dei cereali. La pianta è alta da 0,5 a 1,5 m.. Le sue foglie sono lanceolate con guaine irte di peli molli.Ha qualità nutrizionali minori rispetto a quelle del miglio che lo rendono di scarso valore commerciale, ma attualmente è la base dell’alimentazione nelle popolazioni africane e del loro bestiame.
Il perché della diffusione del miglio è molto semplice e si può facilmente individuare, oltre che nell’alto valore nutritivo e nella buona digeribilità, anche nel ciclo biologico della pianta. Il seme, infatti, non necessita di una profonda aratura del terreno e matura in breve tempo. Cresce anche in terreni poveri e sopporta bene la siccità.Il miglio è il seme nutrizionale per eccellenza in qualsiasi miscuglio per uccelli esotici, così come la scagliola lo è per i canarini ed i fringillidi in genere. A questi ultimi è poco gradito e generalmente manca nelle varie miscele di semi, con la sicura perdita di fornire un apporto sano ed economico alla loro alimentazione.(Davide c.)

MIGLIO BIANCO (Panicum miliaceum)
Ricco in carboidrati e proteine, ma povero in grassi. I grani di buona qualità sono molto teneri.
MIGLIO GIALLO (Panicum miliaceum)
Ricco in carboidrati e proteine, ma povero in grassi.
MIGLIO ROSSO (Panicum miliaceum)
Seme farinaceo, ricco di carboidrati e povero di grassi. Questa qualità di miglio ha le stesse proprietà del bianco e del giallo, ma risulta leggermente più duro.

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Semi di sesamo – Sesamum indicum L.

I semi di sesamo hanno elevato potere calorico, contenendo una buona quantità di grassi (53,5%), proteine (18,6%) e carboidrati (15,6%). Rispetto ad altri semi oleosi contengono molti sali minerali e vitamina B1-B2 e PP. Quando la tostatura non è leggera si forma una sostanza potenzialmente cancerogena, il sesamolo.
I semi rappresentano dunque ottimi integratori, contenendo calcio, fosforo, tranquillanti, vitamine, acido linoleico e linolenico. Importante anche la presenza della vitamina T, benefica per la pelle e il tono muscolare.
Si consiglia di conservare i semi di sesamo in luogo fresco ed asciutto al fine di preservarne al meglio le proprietà specifiche. Una volta aperta la confezione è consigliabile conservarli in barattoli per alimenti, a chiusura ermetica al riparo dalla luce e da fonti di calore. Nel periodo estivo è preferibile conservarli in frigorifero.

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Semi di cartamo – Carthamus tinctorius

Cartamo o zafferanone(Carthamus tinctorius L.)
Il Cartamo è una pianta annua della famiglia delle Compositae (Asteraceae).
Dalla corolla dei fiori si estrae la cartamina, estrarre dai fiori la cartamina che è un colorante per cibi dall’aroma e dal sapore che ricorda un po’ quello dello zafferano. La sostanza colorante è usata anche in tintoria e in cosmesi.
I frutti, detti comunemente “semi”, sono degli acheni, lucidi, ovoidali, ricchi di olio (40-45%). utilizzato soprattutto nell’industria farmaceutica e nella produzione di vernici.I semi contengono il 40-45% di olio ricco di acidi insaturi soprattutto linoleico 75% (omega 6) e oleico 10%.
Sono inoltre caratterizzati per il loro elevato contenuto di fibra e proteine.
Interessanti sono i contenuti di vitamina K con le sue proprietà coagulanti.
La tradizione popolare associa agli infusi di semi di cartamo le proprietà di prolungare il vigore fisico, l’ agilità mentale e l’attività sessuale.
Analisi chimica sul S.S. proteina greggia 19-22%; grassi greggi 40-45%; fibra greggia 33%; ceneri gregge 6%.
Indicato per Tutti gli uccelli granivori ed onnivori in miscela con altri semi.(Davide c.)cartamo_N2

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Semi di cardo mariano (Silybum marianum)

Il Cardo mariano è pianta nota fin dal tempo degli antichi quando veniva usata come antiemorragico e depurativo.
Il seme ha caratteristiche alimentari che lo rendono tonico e rigenerante del fegato,aiuta in problemi e ingrossamenti del fegato,agisce sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di stimolare lo svuotamento della cistifellea e il flusso di bile nel duodeno,in oltre agisce come antiossidante,con un controllo del danno da radicali liberi molto maggiore che la vitamina E.
Il seme di cardo mariano e antiemorragico e depurativo,purifica il sangue e il fegato,ed e diuretico,facilitando l’eliminazione di tossine attraverso le feci.Questa attività dipende in particolare da un principio attivo,la silibina,che è stato scoperto in tempi recenti,è particolarmente interessante perché non è tossico.
Il seme è un achenio ovale oblungo,compresso lateralmente,di colore scuro e spesso mormorato,è sormontato da un pappo breve a setole biancastre,possiamo reperire i semi direttamente dalle piante,si raccolgono in luglio–agosto i capolini dopo la fioritura cominciano ad aprirsi,si recidono i capolini e si lasciano asciugare,una volta asciutti i semi si ottengono con la battitura dei capolini e si setacciano per separarli dalle parti estranee.(Davide C.)

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Il grit

Tanto i pappagalli quanto i canarini e gli altri piccoli Passeriformi comunemente allevati in cattività usano sbucciare i semi prima di ingerirli. Il seme, quindi, è completamente privato del guscio, ammorbidito nel gozzo ed è, dunque, perfettamente aggredibile dai succhi gastrici. In questi uccelli, quindi, la funzione di macinatura, svolta dal grit insolubile nello stomaco, non è necessaria ai fini della digestione. Dati scientifici dimostrano che pappagalli ed altri uccelli in buona salute sono vissuti in perfetta forma sebbene privati del grit per oltre 20 anni.
Nei pappagalli con insufficienza pancreatica od altre difficoltà digestive sembra, invece, che l’assunzione di piccole quantità di grit possa giovare alle funzioni digerenti in quanto la funzione meccanica di macinatura compenserebbe, almeno in parte, il deficit enzimatico.
E’ consigliabile, tuttavia, che in questi casi sia il veterinario a decidere il trattamento più opportuno, piuttosto che ricorrere autonomamente alla somministrazione di grit. Discorso diverso merita il grit solubile, in quanto, come detto, viene utilizzato come fonte di calcio per un organismo che, se alimentato con dieta basata sui semi (ricca in fosforo), presenta fatalmente un equilibrio calcio/fosforo sbilanciato in favore di quest’ultimo, richiedendo un integrazione alimentare di calcio.
Tale scompenso può, tuttavia, essere corretto più semplicemente somministrando agli uccelli una dieta bilanciata od un integratore alimentare apposito.

Vi sono due tipi differenti di grit: quello insolubile e quello solubile. Il grit insolubile è costituito da piccole particelle di silicati, non è digerito dal sistema gastroenterico degli uccelli, permanendo, quindi, a lungo nell’organismo, molto spesso all’interno dello stomaco per tutta la vita del volatile. Data la particolare consistenza esso svolge la funzione di “macina” nel ventricolo degli uccelli, supportando l’opera della muscolatura gastrica e contribuendo significativamente alla digestione di alimenti grossolani altrimenti poco digeribili. In particolare lo stomaco degli uccelli, in assenza di grit, non avrebbe la possibilità di aggredire i semi interi in quanto il guscio impedirebbe ai succhi gastrici di accedere alla parte edibile del seme stesso. L’azione di macinatura delle particelle silicee di grit insolubile presenti nello stomaco contribuisce, appunto, allo sfaldamento del guscio (già ammorbidito dopo il transito nel gozzo) permettendo agli enzimi gastrici di penetrare e digerire il seme. Questa azione è fondamentale per il sistema digerente di quegli uccelli granivori (colombi, tortore, polli, struzzi, ecc…) che usano ingoiare semi interi, senza sbucciarli preventivamente. Sperimentalmente è stato evidenziato che la capacità digestiva dei semi in polli a cui veniva offerto del grit era del 10% superiore a quella di polli deprivati di grit. Risultati simili non sono stati mai dimostrati negli uccelli da gabbia.
Il grit solubile, invece, è costituito essenzialmente da carbonato di calcio per cui può essere digerito dall’apparato digerente degli uccelli. Il grit solubile è utilizzato soprattutto quale apportatore di calcio per l’organismo, ma svolge una limitata azione di macinatura nello stomaco.

Gli uccelli in cattività possono essere indotti, per noia, per problemi comportamentali o semplicemente per gioco, ad ingerire grandi quantità di grit nel caso in cui possano avere libero accesso ad esso.
Tale evenienza è decisamente più probabile nei pappagalli, piuttosto che in uccelli di altri ordini.
Le particelle di grit, in questi casi, andranno a depositarsi nel gozzo, nel proven-tricolo e quindi nel ventricolo, causandone progres-sivamente la distensione.
In queste condizioni lo stomaco costipato non è più in grado di svolgere i propri movimenti e le funzioni di-gestive vengono ad essere interrotte, causando, in poco tempo, la morte del volatile. E’ da ricordare che tali fenomeni di costipazione possono avvenire non solo in seguito all’assunzione di grit insolubile, ma anche per ingestione di quantità elevate di grit solubile.
In particolare bisogna evitare di somministrare grit al-le coppie di riproduttori con piccoli; talora sono stati osservati casi di morte dei nidiacei in seguito a costipazione del gozzo e dello stomaco causato dal grit immessovi dai genitori.
Il carbone attivo presente in alcuni prodotti, inoltre, inibisce l’assorbimento delle vitamine A, B2 e K, potendo causare uno stato di ipovitaminosi che va ad aggravare le condizioni di carenza in cui si trovano molti pappagalli alimentati con diete a base di semi.
Tali effetti collaterali sono decisamente più importanti di eventuali benefici apportati dal carbone attivo, il cui impiego può essere considerato solo in caso di effettiva necessità.

L’equivoco che ha indotto a consigliare l’impiego del grit nasce dal fatto che piccole pietruzze sono state osservate nello stomaco di uccelli selvatici. Tuttavia bisogna considerare che essi, in natura, hanno la possibilità di beccare solo piccole particelle di minerali che possono apportare quegli elementi importanti per il loro benessere ed, in quanto presenti in limitata quantità, essere un po alla volta eliminate dall’organismo.
In cattività, al contrario, gli uccelli hanno a disposizione generalmente grandi quantità di grit (la cui consistenza è maggiore di quella dei minerali reperibili in natura) e possono essere indotti a sovralimentarsene. Questo non vuol dire, ovviamente, che il grit debba necessariamente causare problemi agli uccelli, in particolare se viene fornito grit solubile in limitate quantità. Tuttavia, non essendo mai stato scientificamente provato che si tratti di un elemento indispensabile all’organismo, ma al contrario sono stati documentati vari casi di costipazione gastrica causata dal grit è consigliabile che esso non venga somministrato agli uccelli, ricorrendo ad altri metodi più sicuri per integrare il calcio nella dieta.(Dott. Gino Conzo)0001800_300

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Circolazione e respirazione degli uccelli

La circolazione, negli uccelli, è doppia e completa, come nei mammiferi. Questo significa che il
sangue venoso non si mescola mai con quello arterioso.
Il cuore presenta due atri e due ventricoli completamente separati. Due vene cave, anteriore e
posteriore, sboccano nell’atrio destro, da qui il sangue entra nel ventricolo destro, poi va nelle
arterie polmonari e ai polmoni (piccola circolazione); da qui, con le vene polmonari, il sangue
arriva all’atrio sinistro, passa nel ventricolo sinistro, per proseguire nell’arco aortico destro (unico
arco aortico), dal quale (grande circolazione) originano due arterie anonime, ognuna con tre rami
(carotideo, brachiale e pettorale). L’arco aortico si continua nell’aorta dorsale, che si ramificherà
nel resto del corpo è presente un sistema portale epatico.
Gli uccelli sono endotermi ed omeotermi: la temperatura corporea è molto elevata, 40-42°C in
media, correlata all’elevato metabolismo; molto elevate sono anche la pressione sanguigna e la
frequenza cardiaca, con circa 400 pulsazioni al minuto nel pollo, che arrivano fino a 1000 nei
colibrì. Il raffreddamento corporeo avviene per evaporazione, con aumento della frequenza
respiratoria; concorrono alla dispersione del calore i sacchi aerei e sono presenti vari meccanismi
di scambio termico, sia per conservare che per eliminare calore, come i dispositivi scambiatori di
calore in controcorrente nelle reti vascolari degli arti.

Alla base della rinoteca si aprono le narici, connesse alle coane poste sopra la cavità boccale. Sul
pavimento della faringe si trova la glottide, da cui parte la trachea, all’estremità distale della quale,
in corrispondenza della sua biforcazione, si trova la siringe, organo di fonazione esclusivo degli
Uccelli, che può avere struttura più o meno complessa, con o senza membrane interne e muscoli
vocali; queste strutture mancano negli struzzi, nelle cicogne, negli avvoltoi. Le due metà della
siringe sono indipendenti e quindi possono produrre suoni diversi simultaneamente; per la portata
del canto è importante anche la risonanza dovuta ai sacchi aerei. La trachea può essere molto

allungata e convoluta, accolta nel vano della carenatura sternale, specialmente negli uccelli che
volano ad alta quota. Alla siringe segue la biforcazione bronchiale verso i due polmoni, che sono
strettamente incastrati tra le coste e poco dilatabili, nei quali l’aria ha un flusso unidirezionale in
senso caudo-craniale; negli uccelli non sono presenti alveoli polmonari, ma capillari aerei, sede
degli scambi respiratori, i quali decorrono parallelamente a capillari sanguiferi e si riuniscono in
canali sempre più grandi, fino ai parabronchi; questi sono in comunicazione anche con i sacchi
aerei, che per semplicità possiamo dividere in due gruppi principali, quelli anteriori e quelli
posteriori: l’aria inspirata viene immessa nei sacchi aerei posteriori e da questi passa ai polmoni,
poi ai sacchi aerei anteriori ed infine viene espirata. In tal modo, perché un singolo bolo d’aria
percorra l’intero apparato respiratorio, sono necessari due successivi cicli respiratori di
inspirazione ed espirazione. Gli uccelli hanno un sistema di sacchi aerei interconnessi ai polmoni,
che oltre ad alleggerire l’animale, rendono possibile un maggior afflusso di ossigeno ai possenti
muscoli delle ali. Per far percorrere all’aria l’intero sistema, un uccello deve effettuare due cicli
respiratori di inspirazione-espirazione. Questo sistema, che comporta un flusso unidirezionale
dell’aria all’interno dei polmoni, è così efficiente nel sottrarre all’aria l’ossigeno che certi uccelli
possono volare a quote altissime.
Cuore e polmoni sono separati dagli altri visceri da un delicato setto obliquo.(Subacchi Annalisa)

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