Agapornis, il libro completo per gli appassionati

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Recentemente, durante i primi mesi del 2019, è stato finalmente pubblicato il libro interamente dedicato agli Agapornis. Una guida completa per allevare questo nostro beniamino è finalmente ordinabile online sia in formato cartaceo che digitale. Erano diversi anni che nessuno pubblicava qualcosa di cosi completo sull’allevamento; purtroppo la maggior parte degli appassionati e professionisti sono divenuti estremamente gelosi delle loro tecniche che non vedono sempre di buon occhio i novizi. Ecco quindi che alcune persone, spinti dalla voglia di insegnare, e bene, hanno dedicato molto del loro tempo a raccogliere idee e stendere scritti, stando ben attenti ai particolari.

Incuriosita da questa pubblicazione ho chiesto una breve intervista a Luca F., amministratore della pagina AgapornisItalia nonché portavoce di tutti coloro che hanno lavorato alla stesura del manuale “Tutto Agapornis”. Ecco come è andata:

Quando e’ nata la vostra idea di scrivere un libro sugli Agapornis?

L’idea di scrivere un libro dedicato agli Agapornis é venuta fuori un po’ per scherzo durante uno dei nostri incontri tra allevatori, ed un po’ perché in effetti ho visto che i libri dedicati agli inseparabili presenti sul mercato italiano sono tutti datati ed ormai obsoleti. Mancava un libro dedicato agli Agapornis di nuova generazione. Proprio per questo, oltre all’originalitá della trattazione, abbiamo puntato anche ai nuovi formati. Il libro, infatti, può essere acquistato direttamente su Amazon sia in formato cartaceo che eBook! Si tratta dell’unico libro dedicato agli Agapornis che di fatto puoi portare sempre con te nello smartphone e leggerlo quando vuoi.

Possiamo dire che i primi barlumi dell’idea risalgono al 2015 e ci abbiamo lavorato a tratti per tre anni fino a completarlo a fine 2018. Il libro è stato pubblicato poi a Maggio 2019.

E’ stato difficile riuscire ad ordinare tutte le idee e mettervi d’accordo?

Non é stato difficile ordinare le idee; abbiamo messo giù prima di tutto i punti focali che ogni allevatore dovrebbe considerare e che trasformano un neofita in un buon conoscitore degli Agapornis.
Una volta definiti i capitoli sui quali doveva puntare il libro abbiamo steso la trattazione, in più riprese, in più anni, in più mani, arricchendola con le nostre esperienze ed i racconti del nostro blog.

Come e’ nata la vostra passione per l’ornitologia? Che risultati avete ottenuto nel tempo?

Parlo per me in questo caso, posso dire che il mio amore per l’ornitologia é nato da piccolo con mio padre che a sua volta allevava. Poi, come ho avuto modo di raccontare nel libro, ad un certo punto della vita ho incontrato una coppia di Agapornis che mi ha conquistato per la sua unicità… Sono arrivato ad avere in breve tempo 12 coppie riproduttive con mutazioni molto particolari dall’albino ai Roseicollis pezzati.

Cosa rende il vostro libro diverso da tutti gli altri?

Penso di aver già risposto a questa domanda poco prima ma vorrei riprendere il concetto: é un libro di nuova generazione sugli Agapornis, l’unico che si può trovare anche in formato eBook. Il libro racchiude al suo interno esperienze vere di allevamento, consigli ed errori da evitare, il tutto basato sulle nostre esperienze decennali. In molti libri sugli Agapornis pubblicati in passato sono stati trattati gli inseparabili e le loro mutazioni semplicenente senza che gli autori ne abbiano mai avuti per davvero. “Tutto Agapornis” è un libro che trasuda la passione di chi lo ha scritto. Ci sono ricette da cucinare per loro e istruzioni per allevamento allo stecco, per esempio.

Avete gia in mente di tradurlo per l’estero in modo che tutti possano leggerlo?

Non escludiamo di tradurlo in altre lingue per diffonderlo all’estero ma di fatto il nostro mercato di riferimento è l’Italia perché è proprio qui che c’era maggior carenza di questa letteratura. Se cercate su Amazon troverete molti titoli sugli Agapornis in spagnolo o inglese ma di italiano c’è gran poco da studiare.

La gente ama leggere libri che parlano di allevamento, ma anche ove vi siano testimonianze di stormi visti in natura: qualcuno di voi ha potuto vivere questa esperienza? Ce la può raccontare?

No purtroppo nessuno del nostro gruppo ha mai visitato i luoghi di origine e visto gli stormi allo stato brado ma sarebbe senz’altro un esperienza fantastica. Si imparerebbero tante altre cose che non si possono replicare in allevamento ma che renderebbe piu’ completo un allevatore.
Cosa vi aspettate da questo libro?
Avete già in programma degli eventi in cui sarà possibile incontrarvi e parlare di questo libro?

Da questo libro abbiamo già ottenuto più di quanto ci aspettavamo, ossia riconoscimento da parte dei colleghi allevatori ed e’ quello che per noi conta di piu’. Siamo veramente soddisfatti di tutti i complimenti ricevuti e delle bellissime recensioni su Amazon. Questo non è il nostro business principale, potevamo tenerci per noi le informazioni ma volevamo in qualche modo contribuire alla comunità di allevatori italiani e pensiamo di esserci riusciti almeno in minima parte.

Al momento non abbiamo eventi fissati in programma ma pensiamo alla fiera di Reggio Emilia che è una delle più importanti nel settore, oltre che essere conosciuta a livello internazionale.

Secondo voi quale è la parte piu interessante da leggere e che più vi ha emozionato? Avete incontrato difficoltà?

Secondo noi ci sono diverse parti interessanti, dipende da dove il lettore ha più carenza di informazioni. Forse la più particolare è la descrizione delle ricette per Agapornis o dove dei premiati allevatori hanno donato i loro segreti per il successo da applicare nelle esposizioni, argomento sicuramente piu’ ricercato nel web.

Progetti per il futuro?

Per il futuro abbiamo mille idee in mente. In Italia siamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi come Olanda o Spagna per quanto riguarda le tecniche di allevamento e le informazioni sui pappagalli. Pensavamo già ad una collana di libri specifici per argomento oppure una serie di video ben costruiti ed istruttivi. Abbiamo pero’ pensato che sarebbe piu’ interessante, oltre che piu’ appagante per noi, se fossero gli altri appassionati a chiederti le specie e gli argomenti da trattare. Questo per poter accontentare anche le correnti di mercato attuali.

 

In effetti gia’ da diversi anni le mie letture si sono limitate unicamente a libri e studi scritti all’estero dove la voglia di conoscere e’ sempre stata molto ambita anche dai piu’ giovani. In Italia sembra proprio che ancora oggi i reali interessi della popolazione non siano legati agli animali, la natura e il loro futuro. Ho avuto modo di viaggiare molto e conoscere allevatori di alti livelli che trattano specie rarissime, e dispiace molto dire che coloro che rientrano in questa categoria, nel nostro territorio,  si contano solo sulle dita di una mano, mentre all’estero decine e decine di appassionati spendono tempo e soldi per preservare quegli esemplari in via di estinzione. Ci vuole piu’ sensibilita’ da parte nostra e speriamo che iniziare dei nuovi libri sugli argomenti sia sufficiente a dare un imput alla gente comune. Ricordo che a scuola portavano le nostre classi all’interno dei parchi ad osservare gli animali in natura, mentre purtroppo oggi le gite scolastiche non mirano piu’ a far crescere i nostri ragazzi, ma a conformarsi con il mondo moderno che si sta deteriorando.  Siamo tutti d’accordo col sostenere AgapornisItalia per continuare nella loro ricerca e raccogliere esperienze di allevamento sui psittacidi per ampliarne la conoscenza anche a chi, purtroppo, non e’ in grado di comprendere cosi bene l’inglese da leggere libri approfonditi. Detto fatto leggere questo manuale getta solide basi per iniziare un qualsiasi allevamento di pappagalli di piccola taglia riducendo cosi gli errori comuni che fanno i principianti.

Consigliatissimo!

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Allevamento: i primi passi

Arriva un giorno in cui la nostra passione ci spingerà a decidere di iniziare un allevamento ornitologico. Magari nel corso degli anni passati avevamo sperimentato alcune specie facilmente reperibili senza pretese di ottenere risultati eccezionali; ci bastava semplicemente avere i nostri beniamini in un angolo della casa e goderci il cinguettio in giornate un po’ noiose.
Così il grande passo è finalmente vicino e cominciate a pensare a tutto ciò di cui i nostri animali avranno bisogno per vivere e a tutte le condizioni ottimali per una buona riuscita nell’allevamento.

Per prima cosa, il consiglio per tutti è di scegliersi una specie sola, al massimo due, fino a che non avremo una ottimale dimestichezza con ognuno di loro. In particolare è bene sceglierle in modo che abbiano caratteristiche e bisogni simili per non confondersi e avere troppo differente lavoro sulle proprie spalle.
Che vita potremmo garantire a questi uccelli? Se abbiamo la possibilità di creare loro delle voliere all’esterno ben venga, ma la maggior parte di noi vive in appartamento con fondi e terrazze, perciò volevo concentrarmi su questo tipo di ambiente, in altri post potremmo trattare di animali da cortile e allestimento di voliere; un passo alla volta.

Quindi abbiamo bisogno di specie facilmente adattabili e che possa vivere in batteria. La misura minima di una gabbia, per garantire il benessere, è di 100x40x70, il tutto dipende anche dal tipo di mobilità che hanno i soggetti. Per uccelli come i canarini è preferibile una gabbia da 120cm di lunghezza in modo da dare più spazio allo svolazzamento, senza avere problemi per l’accoppiamento, ma alcune specie non riescono con lunghezze così ampie e quindi è preferibile accorciare un poco la distanza per permettere al maschio di inseguire e corteggiare la femmina senza “perdersi”. Anche se esistono in commercio, il mio consiglio è quello di evitare le gabbie vetrina, e cioè prive di sbarre ma con vetro in plexiglass poiché molti uccelli potrebbero confondersi e quindi sbattere ripetutamente contro la parete, ferendosi. A questi punti vanno bene le gabbie con le sbarre, fatte in modo che non possano passare le teste fra le sbarre; per far sentire loro ancora più sicuri si potrebbero comprare quelle gabbie con le pareti di pannello e la parte frontale di sbarre, ciò aiuterebbero quelle specie più timide a non stressarsi durante la presenza dell’allevatore.
I posatoi, mi raccomando, vanno posizionati in modo che gli uccelli, girandosi, non possano rovinarsi la coda contro le pareti, e che possano essere distanti abbastanza da permettere loro di usare le ali, garantendo così anche una salute fisica muscolare che può far solo del bene anche a livello psicologico. I posatoi devono essere fatti in modo da non far loro scivolare e che possano essere lavati molto spesso, evitando l’insediarsi di batteri  che potrebbero far nascere problemi di “bumblefoot”. Si possono usare anche rami naturali, sicuramente molto più graditi, ma vanno acquistati presso i negozi specializzati visto e considerato che gli uccelli nati in cattività non hanno le stesse difese immunitarie di quelli nati liberi. Perciò comprate rami disinfettati! Inoltre io consiglio posatoi non cavi al proprio interno, dove facilmente proliferano parassiti.

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Le gabbie vanno posizionate in un luogo luminoso, davanti a fonti di luce, ma non a sole diretto o con correnti d’aria. Se non possiamo garantire un terrazzo riparato ai nostri animali, in commercio esistono impianti di illuminazione che simulano il sorgere e il tramonto del sole, e regolarne l’intensità. Più è “naturale” lo svolgersi delle cose più possiamo garantire il benessere, e benessere vuol dire successo.
Sul fondo delle gabbie, se abbiamo il loro fondo, è necessario porvi della sabbia per far si che gli animali possano impolverarsi. Gli psittacidi, che amano razzolare in terra, avranno bisogno di una sabbia particolare in quanto è facile che cerchino cose da ingerire per aiutare la digestione. Non è detto che non lo facciano anche le altre specie, ma c’è più probabilità con i pappagalli.
Tornando al discorso della scelta gabbia/voliera, dobbiamo considerare anche delle dimensioni degli animali. In commercio esistono batterie che grazie ad un separatore amovibile, si possono allungare i cm. Solitamente allungare le gabbie serve di più ai novelli per formare i muscoli e imparare a cercare cibo e interagire con i propri simili. Ovviamente pappagalli di certe dimensioni, hanno bisogno di uno sviluppo anche verticale e non solo orizzontale.

La scelta del cibo è importante per il futuro dell’allevamento. Più la percentuale di semi sono germinabili e più la qualità è alta, soprattutto per il nutrimento. Su questo non posso entrare molto nel merito in quanto ognuno ha la marca che preferisce e con cui si trova meglio; il mio unico consiglio è cercare marche pregiate e non da supermercato. i costi variano pochissimo ed è un attimo non avere le giuste sostanze per allevare i pullus. Ricordatevi che più un uccello è di piccole dimensioni, più velocemente smaltirà le sostanze utili alla sopravvivenza. Cercate inoltre di far differenza fra periodo estivo, di muta, di riposo, di riproduzione e invernale. documentatevi su cosa mangiano durante l’arco dell’anno. Dare in abbondanza pastoni grassi utilizzati nella riproduzione anche quando non serve farà solo pennuti grassi e inadatti alla riproduzione.
I beverini possono essere a goccia o a caduta. Controllate sempre che ci sia e se non aggiungete vitamine o sostanze potete cambiarla dopo un paio di giorni. Solitamente il primo batterio che si forma nell’acqua è l’acinectobacter dopo le 48 ore in cui viene chiuso il contenitore. Cercate di prenderlo anche di colore scuro per far passare il meno possibile i raggi solari, garantendo così acqua più fresca e rallenta la crescita dell’erbino. Pulite sempre ogni volta che togliete l’acqua con prodotti non tossici, basta immergerli nella amuchina e poi sciacquarli bene.

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Siamo così pronti all’acquisto dei nostri animali. In un comunissimo negozio di pet shop è preferibile non procedere all’acquisto di esemplari. L’essere così ammassati e con provenienze diverse, facilita l’insorgere di comportamenti anormali nonché la proliferazione di batteri. La rara pulizia inoltre potrebbe far si che gli acari ematofagi si siano insediati fra le penne degli animali; portarne a casa uno è l’unico modo per vedere andare distrutto tutto il nostro allevamento in pochissimi giorni.
Dove acquistare quindi i nostri esemplari? Internet offre intere liste di allevatori. Diffidate un po’ di più dai commercianti, anche se ce ne sono alcuni realmente seri, ma penso che la prima cosa da controllare sia la pulizia all’interno delle gabbie, lo stato della lettiera, dei posatoi e dell’aspetto degli animali. Scartate quelli con le piume spettinate, spenti di colore, apatici, asociali. Che un uccello sia curioso di osservare è un punto a favore, rispecchia maggior benessere e tenderà ad essere meno selvatico, ignorando con più facilità la presenza umana durante il periodo di cova. Fatevi raccontare come alleva e che abitudini adotta, non abbiate paura di porre tutte le domande che vi possano venire in mente, un vero allevatore risponderà con pazienza a tutte, anche a quelle più insensate.
Altra cosa importante da controllare è che i soggetti abbiano tutti l’anello inamovibile dell’allevatore con riportato il codice allevatoriale e la data di nascita dell’animale. Acquistate soggetti novelli dell’anno in corso in quanto è più facile che si adatti ai nuovi ambienti e avrete anche la certezza che non è stato sfruttato a livello di accoppiamento e cova.

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Il trasportino da utilizzare per portare via l’animale sarà come una scatola di non grandi dimensioni, con spazio per inserire il beverino e i fori necessari a farlo respirare. Tenere l’animale in penombra lo rende più tranquillo ed eviterà di stressarsi. I trasportini migliori hanno il tetto basso per “costringere” l’animale a stare a terra, oppure avrà un piccolo posatoio centrale per far si che vi si possa aggrappare.

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Non dobbiamo farci prendere dall’entusiasmo di aver portato a casa l’animale e liberarlo subito all’interno delle nostre gabbie. Per almeno i primi 30 giorni non dovrà in alcun modo entrare in contatto con gli altri beniamini. Anche dopo aver pulito la sua postazione ci dovremmo lavare le mani per evitare di trasportare malattie da una parte all’altra. Ponete sul fondo della carta, meglio se non assorbente, per tenere sotto controllo lo stato delle feci e procedere ad eventuali cure al primo insorgere di problemi. Il mio consiglio è quello di somministrare fin da subito un antiparassitario; qualcuno aggiunge uno spicchio d’aglio nell’acqua per disinfettare le vie intestinali.

 

Ecco quindi che il nostro allevamento può iniziare

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Oggi parleremo del prodotto Major-365.
Perché questo nome particolare? Semplice, perché quando si entra in una uccelleria, e si cerca un prodotto particolare, troviamo molte miscele di semi più o meno adatte a quello che vogliamo, ma che in fondo, non ci soddisfano appieno; ecco quindi che, dalla collaborazione pluriennale fra le marche Unica e Blattener, nasce una composizione creata solo ed esclusivamente per i cardellini Major ed è possibile lasciarlo a disposizione dei nostri amati beniamini tutto l’anno(appunto 365).

La seconda domanda che uno si pone potrebbe essere la seguente: che cosa ha questo prodotto in più rispetto a quelli utilizzati fino ad ora?
Ebbene possiamo dire che la marca italiana è nata ponendosi davanti degli obbiettivi ben specifici, il primo fra tutti la qualità dei loro prodotti. Essi si procurano le migliori semente adatte anche al consumo umano, preferendo di gran lunga non inserirvi all’interno conservanti che possano allungare la data di scadenza e che soprattutto sono coltivate senza l’utilizzo di omg.
Sono in primis un gruppo di allevatori appassionati che vogliono garantire ai loro clienti alimenti nutrienti e con qualità garantita.

I cardellini Major sono i più gettonati dagli allevatori, anche perché la loro dimensione maggiore rispetto ai nostrani è preferibile nel caso in cui vi siano presenti delle mutazione nel colore del piumaggio. Sono comunque animali molto vivaci ed hanno bisogno costantemente di molta energia poiché in quanto a delicatezza non superano altre specie di dimensioni più piccole.
Ed ecco quindi che la miscela Major-365 si presenta come un pastone uniforme, definito più tecnicamente come patè, con assenza totale di sottoprodotti e grassi animali.
E la Blattner cosa ha fatto? Per conferire tutta questa qualità nel prodotto gli amici tedeschi hanno attentamente selezionato il mix di sementi assicurandosi che non vi sia la presenza di conservanti chimici e antifermentativi. Una collaborazione di tutto rispetto, studiata per il fabbisogno dei piccoli beniamini.

Come abbiamo precedentemente detto la miscela si presenta sotto forma di pastone, bilanciato, facile da digerire, che i cardellini apprezzano molto volentieri. Basta versare il prodotto nelle ciotole contenitive e vedremo gli uccellini tuffarvisi all’interno ghiotti come se lo avessero sempre avuto a disposizione. Si può somministrare il prodotto 365 giorni all’anno, in quanto offre un ottimo apporto di vitamine e sostanze minerali, adatto ad ogni periodo dell’anno, dalla muta, alla cova, allo svezzamento dei pullus ecc… Non vi sono alcune contrindicazioni che vietino all’allevatore di lasciarglielo sempre a disposizione a patto che sia utilizzato come accompagnamento alla normale miscela e non come sostitutivo.
Vediamo quindi gli ingredienti di questa miscela:
Pan di spagna, cereali, prodotti della panificazione, semi ortivi/prativi, leguminose predigest, oli vegetali, polpa di carruba micronizzata/tostata, zuccheri e sali minerali.
Valori nutrizionali:
Proteine 13%
Massa grassa totale 7,8%
Materia inorganica 5,6%
Acqua 10,2%
Per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo sappiamo bene che non si bada a spese per la qualità. 4Kg di alimento viene a costare 18 Euro, quindi per coppia abbiamo a disposizione molti giorni prima di dover ricorrere ad un altro pacco.50404249_1090152554498610_885815465539010560_n.jpg

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Leiothrix Lutea, l’usignolo del Giappone

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Come dice il suo nome, l’usignolo del Giappone è tipico dell’Asia orientale, ma il suo nome può trarre in inganno gli inesperti, in realtà è una specie proveniente dalle zone intorno all’Himalaya, importato in tutto il mondo.
I nostri nonni ed i nostri genitori potrebbero giurare di averne avuto almeno uno a casa propria, poiché il suo piacevole canto fu anche la sua condanna negli anni passati, dove migliaia di esemplari furono catturati in natura e segregati in minuscole gabbie per allietare con la sua voce i salotti delle case degli italiani.
Al giorno d’oggi l’usignolo del Giappone è stato rivalutato in allevamento ed il suo prezzo non è più al pari di un canarino come lo era una volta; anche nelle fiere di città, ai banchetti dedicati agli animali, lo possiamo trovare mentre canta sui posatoi e vengono spesso venduti senza sapere la loro provenienza, probabilmente catturati in natura e rivenduti agli sprovveduti.
Questo perché è un uccellino dalle piccole dimensioni, dotato di una straordinaria abilità: quello di adattarsi al territorio in cui si trova. Nei decenni scorsi questa specie è stata liberata nei nostri ambienti ed ora ha preso piede in tutta Italia, in Europa e nel mondo, con popolazioni ben consolidate e riproduttive.
Le colonie osservate sul territorio possono variare da pochi esemplari a decine di individui e di abitudini stanziali, quindi non migratorie.

Si nutrono prevalentemente di insetti, ma anche di sementi e bacche e non è difficile avvistarli in ogni stagione dell’anno se si sa dove andare a cercare. Non hanno una preferenza di habitat per nidificare, anche se sono stati osservati stazionare nei bambù e negli arbusti fitti, dove spesso si riuniscono la notte tutti assieme.
La specie è comunque allocnota, giudicata da molti invasiva, anche se non è stato appurato nelle nostre zone che possa portare danni ad altri uccelli o all’ambiente.

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Per seguire di più il loro sviluppo demografico, i centri ornitologici hanno istituito una serie di progetti in cui numerosi volontari sono stati chiamati a segnalare la presenza degli esemplari in determinate aree qualora venissero avvistati, ed addirittura mandati a cercare luoghi di nidificazione. Hanno così allestito delle mappe geografiche in cui sono segnate le zone di avvistamento e sembrerebbe che queste aree si stiano via via sempre più ingrandendo, senza però diventare una minaccia.
Ad oggi l’usignolo del Giappone lo si può trovare sia nei parchi naturali e sia fra gli alberi in mezzo alle nostre case di città.
Sono uccelli piuttosto confidenti e non si sentono assolutamente minacciati dall’uomo.
Anche se non riuscite a vederli, il loro richiamo è piuttosto riconoscibile, anche perché restano continuamente in contatto fra di loro, anche a breve distanza. Lo chiamano usignolo, anche se non appartiene a questa categoria, per via del suo canto che può variare a seconda della stagione, soprattutto se in periodo riproduttivo.
Tuttavia se dovreste sentirlo e vi soffermate ad ascoltare, sicuramente vi capiterà di vederlo saltellare fra gli arbusti poiché difficilmente rimarrebbe in posizione statica.
I maschi hanno la livrea molto più accesa rispetto alle femmine con il piumaggio molto più tenue e queste ultime non hanno le proprietà canore dei loro partner.

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Il loro allevamento è considerato non molto facile e per avere quasi sicuramente successo bisogna allevarli in voliera, anche se molte fondi ritengono che se l’animale è nato in cattività in un ambiente piccolo è più facile riprodurlo. L’alloggio va posizionato in una zona poco disturbata e al suo interni vanno posizionate delle piante per far si che gli uccelli possano nascondersi. Non dimentichiamoci che hanno comunque bisogno di una zona riparata dalle correnti.
La coppia è meglio sceglierla con largo anticipo ed inserirla il prima possibile per abituarli all’ambiente e far creare fra di loro feeling. La stagione degli amori inizia in primavera e il nido è possibile usare quello fatto a cestino di vimini come quello dei canarini, lasciando a disposizione fili di erba secca, yuta ed altro materiale simile al naturale. Ho visto soggetti delle mie zone utilizzare con piacere i crini dei miei cavalli.
La femmina depone dalle 3 alle 5 uova che covano entrambi gli esemplari e si schiudono dopo circa 12 giorni.
L’alimentazione è piuttosto variegata: in commercio possiamo trovare delle miscele per insettivori che dovremmo lasciare loro a disposizione in angoli da raggiungere facendo un po’ di attività, quindi lontano dai posatoi. Spesso questi uccelli gradiscono molto l’uovo sodo schiacciato e frutta sbucciata e fatta a pezzetti. Inoltre si può somministrare loro anche delle semente costituite da scagliola, avena decorticata, colza, canapa schiacciata e con parsimonia semi di lino, di papavero e di niger. Ovviamente i semi non devono costituire la loro dieta principale, ma solo una integrazione. Non dimentichiamo che, soprattutto nella stagione riproduttiva, bisogna fargli avere giornalmente tarme della farina, camole e lombrichi.

Per chi fosse interessato ad osservarli in natura, il Centro Ornitologico Toscano mette a disposizione mappe e indicazioni su dove trovarli.

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Immagini tratte dal motore di ricerca google.

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Il gruccione(merops apiaster) nel parco naturale del fiume Magra

Ogni anno è una presenza che caratteristica l’arrivo del caldo nelle zone del parco fluviale della Val di Vara e Montemarcello magra.
Il loro arrivo è previsto verso il mese di Maggio, anche se per l’anno 2018 il loro arrivo è stato tardivo.

Il parco è una riserva naturale abbastanza variegata e vanta di avere numerosi uccelli migratori e non, i quali, per tutto l’anno, si alternano alla nidificazione e allo svernamento. Ma i nostri amici gruccioni non sono così conosciuti come potrebbe sembrare. Turisti ed abitanti difficilmente si dedicano all’osservare questi animali e gli appassionati di birdwatching sono spesso disturbati dalla gente che percorre i sentieri del fiume schiamazzando e cacciando nei periodi consentiti dalla legge.

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La zona è molto favorevole alla loro nidificazione in quanto sono presenti argini interamente verticali e sabbiosi in molti punti, tutt’intorno vegetazione fatta di arbusti e alberi, e la popolazione di insetti è molto alta.
Nei periodi di cova è possibile osservare numerosi scavi dei loro nidi lungo i tratti poco frequentati, dove il maschio, o altri procacciatori di cibo, si guardano in giro con fare circospetto prima di entrare a nutrire la femmina in cova o i piccoli.
Purtroppo per loro però, non è tutto rosa e fiori; molte persone si recano sulle sponde poco accessibili del fiume per pescare, cosa vietata dal comune, ma raramente controllata, ed i pescatori abusivi vedono nel gruccione un potenziale rivale nella caccia al pesce, al pari di un martin pescatore(anche esso presente sul territorio). Questo denota la grande ignoranza della popolazione residente intorno al parco, sopresi purtroppo poche volte, a tappare i buchi delle tane per impedire agli uccelli di andare a cacciare.
Da qualche anno alcuni volontari delle Giacche Verdi si erano offerti di controllare il territorio al posto della forestale, ma non hanno avuto molto successo, tant’è che si è ultimamente parlato di sciogliere l’ente che se ne occupa, scatenando le ire dei sostenitori. Questi ultimi hanno istituito una raccolta firme per bloccare questa decisione, per mantenere l’area sotto tutela forestale e per cercare di arginare il problema dell’abuso edilizio, molto avanzato lungo le sponde del parco.

Che fine faranno i nostri amici gruccioni lo deciderà solo il tempo, ma per il momento gli appassionati possono ancora godere dei loro richiami e dei loro voli in gruppi al calar del sole, dove le temperature sono più favorevoli in quanto nel 2018 si è arrivati a picchi di 39 gradi nelle ore centrali del giorno.

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Ma vediamo ora le caratteristiche di un gruccione.
Il suo nome scientifico è Meros Apiaster(quello che possiamo trovare sul nostro territorio), riconosciuto spesso come mangiatore di api. In realtà è un uccello che si ciba di qualsiasi insetto gli capiti a tiro e nella stagione degli amori il maschio conquista la femmina portandole il cibo come regalo.
Arriva circa a 25-30 cm compresa la coda ed il dimorfismo sessuale è praticamente assente. Caccia lungo il territorio dove risiede sia cercando gli insetti volando che utilizzando un posatoio in attesa di vedere una preda interessante. Chi non sa riconoscere questo uccello lo confonde con il martin pescatore, anche se le colorazioni sono molto differenti: gola gialla, banda nera sull’occhio, dorso sfumato arancio e rosso e ventre blu-verde con becco sottile e coda lunga terminante con le penne spuntanti.
Come abbiamo già detto predilige zone secche con presenza di corsi d’acqua e arbusti alti e passa la maggior parte del tempo in volo. Il nido viene costruito da entrambi i genitori su parete verticale facilmente modellabile come l’argilla, ma non manca l’abitudine di farlo anche in terra, se ci sono condizioni possibili. Durante la cova e la cura dei piccoli entrambi i genitori riposano all’interno del nido profondo un metro e mezzo terminante con una camera spaziosa sufficientemente per depositare le uova.
Per la fine di Agosto si possono osservare in cielo mentre si radunano in gruppi prima della partenza per la migrazione, dove passano l’intero inverno nelle regioni dell’Africa orientale-meridionale ed occidentale.

Esistono alcuni allevatori nel mondo che si sono cimentati nell’allevamento in cattività dei gruccioni. Io stessa vidi degli esemplari ad una mostra scambio, ma quegli esemplari non avevano niente a che vedere con lo spettacolo che si osserva in natura.
Tuttavia vi sono testimonianze di allevatori che garantiscono che non è un allevamento facile. Sono obbligati a detenerli con i permessi dovuti in ampie voliere e cercare il più possibile di avvicinarsi alle loro abitudini. Oltre quindi alla costruzione di un grande posto è necessario tenerli in colonia e costruire degli spazi atti alla nidificazione costituiti prevalentemente da sabbia.
L’alimentazione poi sembra molto complicata in quanto hanno bisogno continuamente di prede vive; in media un gruccione può catturare fino a 200 insetti al giorno. Vecchi articoli parlano di arnie poste ai perimetri delle voliere dove queste ultime hanno seminati al loro interno fiori per attirare le api.
Non è certamente una impresa impossibile, ma prima di cimentarsi nell’allevamento di questa specie è necessario aver grande conoscenza dell’animale e moltissima esperienza su altri tipi. Molte fonti, però, possono giurare che i gruccioni, in fondo, non si abituano mai alla vita in voliera anche se nidificano con frequenza in quanto la bellezza di questo uccello è vederlo compiere acrobazie in volo e non costretto alla non migrazione.
Se però il detto italiano è “allevare per proteggere” potrebbe essere una valida alternativa futura in caso di un collasso demografico, anche se attualmente si contano migliaia di coppie riproduttrici.

fotografie di Maurizio Catti

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Atrezzature del falconiere: il logoro

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Il logoro è uno strumento basilare per l’addestramento di un rapace, che sia diurno, notturno, di basso o alto volo.
Ogni falconiere, solitamente, preferisce costruirsi il proprio logoro personale non appena ha un po’ di dimestichezza con lo stesso. Possono essere di materiale diverso con forme simili fra di loro ed è uno strumento utilizzato ed introdotto al falco non appena ha imparato bene il richiamo al pugno(quest’ultimo lo inserirò nell’articolo legato all’addestramento), questo perché il falco deve imparare a tornare da noi non appena sente il richiamo.
Apro una parentesi: l’ addestramento di un falco avviene solo tramite il cibo e il premio, poiché è un animale opportunista e non affettuoso, e non sarebbe più interessato a noi nel momento in cui vede che non gli viene in alcun modo offerto del mangiare; il logoro, quindi, è uno strumento di addestramento che viene utilizzato solo se questi ha legato a se della carne succulenta da mostrare al rapace(e per ultimo fargliela avere).

Come ho già detto, il logoro è di vario materiale, spaziando dalla yuta al cuoio, riempito con materiale non troppo morbido, il quale, una volta cucito, dia una consistenza solida ma non dura e che il rapace possa prendere con gli artigli per molte e molte volte senza rischiare di rovinarlo. Il peso ideale non deve essere troppo leggero e tanto meno troppo pesante, altrimenti si rischierebbe di scoraggiare l’animale e portarlo a non avere più interesse.
La forma che deve avere un logoro, deve essere come quella dell’animale alla quale vogliamo destinare il falcone a cacciare, perciò è importante riprendere la sagoma di un colombo o di una quaglia o anche di una lepre. Su internet si trovano spesso delle sagome guida da apporre sul materiale e quindi ritagliarlo prima di essere riempito e cucito.
Non mancano ovviamente ali essiccate o piume o pelo da apporvi per rendere l’oggetto ancora più simile alla preda che si troverebbe in natura.
Al centro di esso, tramite resistenti lacci di cuoio, viene fissata la carne. Viene solitamente utilizzato il cibo più buono e succulento, quale testa di pollo o pulcino per invogliare il rapace ad avvicinarsi ed afferrarlo.

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Il logoro viene utilizzato diversamente a seconda se il rapace è di alto o basso volo e da come vorremmo affinare le sue tecniche di caccia. Di certo non possiamo fare dei “passaggi” raso terra ad un Pellegrino, quando tutto il divertimento sta nel vederlo sfrecciare vicino a noi cambiando spesso direzione. Si consiglia sempre di utilizzare il logoro con il rapace solo quando il neofita avrà preso dimestichezza con esso, altrimenti rischierebbe di confondere il suo allievo e creare problemi di addestramento difficili da correggere una volta che si è appreso il metodo sbagliato.
Viene fatto girare in senso orario tenendolo lungo per una cordicella e le prime volte viene facilmente concesso al falco per fargli prendere confidenza, abituandolo a mangiarci sopra, scoprendo di ricevere ogni volta che vede lo strumento, una cosa ghiotta. Capita a volte che il rapace copra con le ali il logoro per evitare che il padrone lo prenda, ma qui bastano pochi accorgimenti per arginare questo piccolo difetto.

Il corretto uso del logoro è FONDAMENTALE per richiamare il falco in qualsiasi situazione, soprattutto dopo delle azioni di caccia degne di nota, che abbia catturato o meno la preda.
Mi verrebbe voglia di scrivere anche come viene utilizzato e approfondire il breve articolo, ma so che molto di voi, magari neofiti, vorrebbero fin da subito usarlo leggendo semplicemente questo post. Come ho già detto, verranno dedicati articoli dove viene spiegato l’addestramento di un falco, ma il mio consiglio è sempre quello di chiedere a qualche falconiere di permettervi di seguirlo per apprendere con i propri occhi i segreti necessari alla sopravvivenza vostra e del vostro rapace.

Logori-con-ali_thumbImmagini tratte dal web e da tuscany hoods

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Eventi e fiere: 79^ ESPOSIZIONE ORNITOLOGICA INTERNAZIONALE SOR

Eccoci pronti a pubblicizzare un evento alla quale abbiamo spesso partecipato, con qualche lamentela a riguardo, ma sempre pronti a vedere i miglioramenti fatti.
Ecco qui il manifesto della 79esima esposizione ornitologica di Reggio Emilia che ogni anno si svolge nel mese di Novembre, quando gli psittacidi sono pronti a covare e si trovano centinaia e centinaia di novelli da pochi mesi anellati.
Non mancherò occasione di ricordarvelo ovviamente e spero di riuscire anche a farci una capatina, ho un sacco di rapporti da riallacciare. E’ proprio una vera passione, spesso ci ho pensato e con rammarico ho sempre visto di non poterci andare.
Bene, aspettiamo questo evento con entusiasmo allora!copertinaintle2018scelta-DEFINIT

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