Sagome rapaci in volo 2 – grifone, aquila e gipeto

Sono voluta tornare quasi subito su un nuovo argomento, in particolare sul riconoscere i rapaci che popolano le zone di montagna dove in questi giorni migliaia di persone stanno avvistando e mi mandano fotografie per chiedere che cosa hanno effettivamente visto.
In effetti vedere gli animali citati nel titolo dona profonda emozione anche a chi non si intende per niente di ornitologia.
Escludo a prescindere i rapaci che vediamo abitualmente anche in altre zone d’Italia, anche perché anni fa misi già delle immagini che rappresentavano gli uccelli più facili da riconoscere e da vedere, anche se di questo mondo ci sarebbe da scrivere veramente tanto.

Il grifone(gyps fulvus) è un avvoltoio che come tanti hanno patito molto la caccia da parte dell’uomo e ha faticato molto per farsi un po di spazio nei nostri territori. Il suo aspetto è come siamo abituati a vedere tutti gli avvoltoi, con il collo ricoperto da un piumino per proteggersi la cute durante i pasti. Alle spalle ha un collarino di piume più lunghe per non sporcarsi il resto del piumaggio. La sua apertura alare è in media fra i 2,5 metri e 2,8 ed è riconoscibile per la sua coda corta e il collo che durante il volo tiene raccolto nel collarino formando una S. E’ unicamente un animale saprofago, cioè che si nutre di carcasse. Solitamente dove un gruppo di grifoni sta mangiando, nelle vicinanze c’è sicuramente un gipeto. Vivono in colonie poco numerose ma che comunicano con le altre dei territori vicini.
Negli anni scorsi si salvarono alcuni esemplari solo in Sardegna, nonostante all’estero sia abbastanza diffuso, ma solo da pochi anni è stato reintrodotto in alcune regioni alpine meridionali e piano piano si è espanso fino alle Alpi del nord Italia, ormai poco difficile avvistare ma i suoi esemplari sono sotto i 200 in quelle zone.

Estremadura-016GrifoniColl

Il gipeto (gypaetus barbatus), chiamato anche avvoltoio degli agnelli, è sicuramente fra i più grandi e i più belli in Europa. E’ molto raro da vedere ma anche questo rapace si sta facendo strada sulle nostre Alpi, ma è sempre tenuto sotto controllo a vista durante le nidificazione per paura dei bracconieri.
Una sua caratteristica è quella di avere la testa e il collo ricoperto di piume e non di piumino, con un paio di ciuffi-vibrisse alla base del becco e intorno all’occhio che gli danno la nomina anche di avvoltoio barbuto. La sua apertura alare può arrivare addirittura a sfiorare i tre metri nonché le dimensioni oltre il metro di altezza e il peso di 5-7 kg. Sebbene rientri fra gli avvoltoi il suo aspetto è un po’ diverso, sia per la testa che per le zampe, le quali sono anche capaci di prendere prede e quindi offendere ed anche per le ali, molto più affinate per acrobazie e sfruttamento di ogni tipo di corrente. Lo si può osservare mentre plana sbattere a malapena le punte delle ali ed è stato avvistato più volte compiere uno “spirito santo” comune al gheppio e biancone. La sua alimentazione però è principalmente composta da animali già morti e la sua particolarità sta soprattutto nel mangiare il midollo presenti nelle ossa di animali, semplicemente prendendole e portandole a centinaia di metri facendole cadere su sporgenze rocciose per romperle. Unico nel suo genere!
Nel suo nido non può certamente mancare la lana di pecora come componente per tenere unito il tutto. Solo due uova vengono deposte e solo uno dei piccoli sopravvive.

5901-9367aquila-gipeto-sagomagipeto

Ed eccoci infine a parlare un poco dell’aquila reale (aquila chrysaetos), anche questa presente in molti territorio del mondo, ma in difficile recupero a causa del bracconaggio e disboscamento. In italia si trovano all’incirca 200 esemplari censiti nelle Alpi e meno della metà sugli Appennini. Le sue dimensioni non sono dopotutto da sottovalutare, alta circa 1 metro con apertura alare che supera i due metri, fisicamente è ovviamente diversa dagli avvoltoi con artigli adatti alla caccia e ali che permettono manovre molto veloci. Cacciano in coppia e si nutrono veramente di ogni genere di animale, raramente il capriolo, probabilmente troppo grosso ed impegnativo. In falconeria viene spinto con grande successo anche sui lupi in quegli stati ove possibile, mentre gli altri avvoltoi vengono utilizzato solo a scopo didattico. Nel periodo riproduttivo è per lo più il maschio a portare il cibo e depongono solo due uova e come per il gipeto, in quasi tutti i casi solo uno solo sopravvive. Probabilmente per via della competizione alimentare, è stato riscontrato che dove vi sono più coppie riproduttive meno covate sono state registrate. Insomma, non vi è purtroppo abbastanza spazio per tutti.

aquila_reale_voloAquila2aquilareale2

Foto tratte dal web…ed alcune mi risvegliano i ricordi dei famosi Taccuini di Airone…..eh, la gioventù…


I wanted to return almost immediately to a new topic, in particular on recognizing the birds of prey that populate the mountain areas where these days thousands of people are spotting and sending me photographs to ask what they have actually seen.
In fact, seeing the animals mentioned in the title gives deep emotion even to those who do not mean ornithology at all.
I exclude regardless of the birds of prey that we usually see in other areas of Italy, also because years ago I already put images that represented the birds easier to recognize and see, even if there would be a lot to write about this world.
The griffon vulture (gyps fulvus) is a vulture that, like so many, has suffered a lot from man-made hunting and has struggled a lot to make some space in our territories. Its appearance is as we are used to seeing all the vultures, with the neck covered with a duvet to protect the skin during meals. Behind it he has a collar of longer feathers so as not to get the rest of the plumage dirty. Its wingspan is on average between 2.5 meters and 2.8 meters and is recognizable by its short tail and neck that during the flight holds collected in the collar forming an S. It is only a scavenger animal, that is, that feeds on carcasses. Usually where a group of griffins is eating, there is definitely a bearded vulture nearby. They live in small colonies but communicate with others of the neighboring territories.
In recent years some specimens were saved only in Sardinia, although abroad it is quite widespread, but only a few years ago it was reintroduced in some southern alpine regions and slowly expanded to the Alps of northern Italy, now difficult but its specimens are under 200 in those areas.

The bearded vulture (gypaetus barbatus), also called the lamb vulture, is certainly among the largest and most beautiful in Europe. It is very rare to see but even this raptor is making its way into our Alps, but it is always kept under control on sight during nesting for fear of poachers.
One of his features is to have his head and neck covered with feathers and not down, with a pair of tufts-vibrisse at the base of the beak and around the eye that give him the name of bearded vulture. Its wingspan can even reach three meters as well as the size over the height and the weight of 5-7 kg. Although it falls among the vultures its appearance is a little different, both for the head and for the paws, which are also capable of taking prey and therefore offending and also for the wings, much more refined for acrobatics and exploitation of all kinds of currents. It can be seen as it glides barely slamming the tips of its wings and has been spotted several times performing a “holy spirit” common to kestrel and hawthorn. Its diet, however, is mainly composed of dead animals and its particularity lies mainly in eating the marrow present in the bones of animals, simply taking them and bringing them to hundreds of meters causing them to fall on rocky ledges to break them. One of a kind!
In its nest can certainly not miss sheep’s wool as a component to keep everything together. Only two eggs are laid and only one of the young survives.

And finally here we are talking a little about the golden eagle (eagle chrysaetos), also present in many territory of the world, but in difficult recovery due to poaching and logging. In Italy there are about 200 specimens recorded in the Alps and less than half on the Apennines. Its size is not to be underestimated, about 1 meter high with wingspan that exceeds two meters, physically it is obviously different from the vultures with claws suitable for hunting and wings that allow very fast maneuvers. They hunt in pairs and really feed on all kinds of animals, rarely the roe deer, probably too big and challenging. In falconry it is pushed with great success also on wolves in those states where possible, while other vultures are used only for educational purposes. In the reproductive period it is mostly the male who bring food and lay only two eggs and as for the bearded, in almost all cases only one survives. Probably due to food competition, it was found that where there are more breeding pairs less broods have been recorded. In short, there is unfortunately not enough room for everyone.

Photos taken from the web… and some awaken me memories of the famous notebooks of Airone…..eh, youth…

Informazioni su diariodiunaparacadutista

Vivo dove c'è solo forza e volontà di coloro che amano il cielo.
Questa voce è stata pubblicata in Specie, Tavole e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...