Il canarino arlecchino portoghese

L’Arlecchino portoghese (Arlequim Portugués in Lingua portoghese) rappresenta l’evoluzione selettiva, avvenuta in cattività, dei vecchi canarini pezzati, allevati non solo in Portogallo ma anche in altre parti del mondo.
Le prime mutazioni del Canarino ancestrale hanno prodotto soggetti parzialmente acianici (con pezzature lipocromiche): questi ultimi sono stati particolarmente apprezzati dagli allevatori portoghesi, conquistati dalla bellezza delle pezzature ben distribuite, associata alla rusticità e alla prolificità dei canarini stessi.
Si afferma che i creatori della razza avevano in origine perseguito l’obiettivo di selezionare un Canarino dotato di ben 6 colori: il rosso-arancio, il grigio, il marrone, il nero e il bronzo.
Oggi, i detentori dello standard di perfezione affermano che l’Arlecchino deve essere multicolore, variegato (macchie di eumelanina e/o feomelanina) e che deve presentare il fattore mosaico, rosso nelle zone di elezione e bianco nelle altre parti.
L’espressione fenotipica di questi colori è il risultato della casuale combinazione dell’eumelanina nera e bruna e della feomelanina sul lipocromo di base.
All’Arlecchino “ideale” si richiede che la distribuzione melaninica e lipocromica sia proporzionata e nitida, in modo da concedere omogeneità ed equilibrio ai differenti colori. In particolare, il Canarino “ideale” dovrà mostrare per il 50% circa pezzature melaniniche e per il restante 50% zone lipocromiche; inoltre sarà di pregio se presenterà la variegatura anche nelle ali, coda, zampe e becco.

Arlecchino ciuffato
Arlecchino Portogese (tipo con ciuffo)

L’introduzione del fattore mosaico, inoltre, impone la particolare espressione del rosso nelle zone d’elezione. In epoca più recente, questi soggetti variegati hanno acquisito il fattore ciuffo: proprio l’insieme costituito dalle pezzature, dal fattore rosso e dal ciuffo ha creato i presupposti perché il Canarino potesse essere considerato, in Portogallo, quale espressione di una nuova Razza di Canarini di Forma e Posizione Lisci.
Agli inizi degli anni ’80, il prof. Armando Moreno, presidente onorario del CCAP, con un gruppo d’amici allevatori, ha dato inizio ad un ulteriore miglioramento selettivo: infatti, il Canarino, conservando immutati il tipico ciuffo “a tricorno” e il colore variegato a fattore rosso, ha assunto una forma del corpo più stretta ed affilata, testa stretta e allungata, becco forte e proporzionato.
Il Canarino è stato definitivamente omologato nel dicembre 2000 dalla Federazione Portoghese, ma ha dovuto attendere sino al corrente anno 2010 per essere definitivamente ratificato dalla C.O.M./ O.M.J.
Infatti, dopo parere negativo espresso dalla Commissione giudicante in occasione dei Campionati mondiali degli anni 2001, 2003 e 2005, i responsabili del Club dell’Arlecchino e i dirigenti della Commissione Tecnica Nazionale Portoghese decisero di apportare alcune ulteriori modifiche allo standard, in modo da rendere la razza più idonea a far parte della “famiglia” Canarini di Forma e Posizione Lisci.
Queste modifiche diedero più importanza alla forma del corpo e al portamento, riducendo invece la scala dei valori relativi al colore, al ciuffo e alla testa.
È stato quindi redatto un nuovo standard di perfezione, attualmente in vigore Così l’Arlecchino portoghese ha ripreso il suo cammino, raggiungendo il traguardo tanto agognato dagli allevatori portoghesi: questi, infatti, hanno avuto la grande soddisfazione di vedere riconosciuto, ufficialmente e definitivamente, l’Arlecchino dalla C.O.M./O.M.J. in occasione del Campionato Mondiale d’Ornitologia, tenutosi a Matosinhos-Portogallo nel gennaio 2010.(A.O.M)

Il Corpo:
il suo corpo e Lungo e sottile . Il suo petto e leggermente arrotondato al torace in modo uniforme pero stretto dietro ed allineato con la coda. Le ali sono ben proporzionate rispetto al corpo che finiscono alla radice della coda. Valore di 20 punti

Il ciuffo, la testa ed il collo:
Il ciuffo ha la forma del corno di cresta con 2 angoli sul retro ed uno virtuale davanti, che scendono dalla parte superiore della testa per poi cadere simmetricamente senza coprire gli occhi e il becco. La testa lunga e sottile, e ha la forma di U vista dall’alto verso il basso. Il becco e forte ed e proporzionato. Valore di 15 punti

Il colore:
e variegato e multicolore con la presenza di un disegno rosso mosaico. La melanina e lipocromo proporzionati nella loro distribuzione che conferiscono un equilibrio ed omogeneità ai diversi colori. Per l’esposizione e’ ammessa anche la colorazione artificiale. Valore di 15 punti

La taglia:
e dicirca 15 cm. Valore di 10 punti

Il piumaggio:
e liscio, brillante ed aderente al corpo. Valore di10 punti

La posizione:

Il portamento e eretto con un angolo da 55°. Il corpo e elevato, sempre in stato di allerta, si sposta con fiducia. Valore di 10 punti

Le gambe:
Forti, lunghe, leggermente curve e preferibilmente variegate, cosce ben visibili. Valore di 10 punti

La coda:
Lunga e sottile, biforcuta alla fine preferibilmente variegata. Valore di 5 punti

I condizioni generali :
Pulito e sano. Buon portamento ed adattabilità alla gabbia da mostra.Valore di 5 punti
(C.Ferrari)

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Gran galà dei Pappagalli

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Il Timbrado Spagnolo

ORIGINI E STORIA

Canarino di “recente” riconoscimento (1962),e’ nato da incroci tra il canarino selvatico,il sannone e il “canarino del paìs”.

DESCRIZIONE

Canarino molto rustico,taglia compresa tra i 12 e i 13 centimetri,molto simile al canarino selvatico.
Lo standard ammette ogni colore naturale,la maggiorparte sono verdi o verdi con pezzature gialle,sono considerati ai limiti dello standard i soggetti con predominanza di colori chiari.

ALLEVAMENTO E RIPRODUZIONE

Ottimo riproduttore e allevatore,viene spesso tenuto come balia anche se,essendo un canarino da canto,per il canto dovrebbe essere selezionato.
Il suo canto e’ ricco di note metalliche,alte e squillanti,ma anche di toni bassi.Necessita di una fase di scuola per i novelli in quanto le sue melodie non sono ereditateDal momento che questa è una razza recente e poco diffusa in Italia, interpretarne il canto non è molto semplice. Basti pensare che neppure gli stessi allevatori spagnoli sono d’accordo tra loro su come giudicarequesto cantore.
Almeno due,però, sono le caratteristiche fisse: il canto del Timbrado è vivace e di immediata comprensione anche per l’orecchio meno esperto; inoltre,le differenze tra soggetto esoggetto e tra ceppo e ceppo sono molto evidenti, per cui è indispensabileche la selezione di questa razza venga effettuata nella maniera più accurata possibile per poter raggiungere i livelli delle razze da canto più antiche. Se gli allevatori non troveranno infatti una via comune di selezione , la razza continuerà a essere apprezzata per le doti eclettiche del canto dei singoli soggetti , ma non raggiungerà mai alcuna omogeneità .

La canzone del Timbrado prevede melodie diverse tra loro ,alcune continue e altre discontinue, valutabili per timbro, sonorità e tono. Queste , brevemente, sono le melodie che compongono la canzone del cantore spagnolo:
Il Timbre metàlico è una nota metallica che ricorda il rumore ripetuto del trillo del campanello elettrico
Il Cascabel è un suono sempre metallico , ma piùbasso del precedente, che ricorda quello di un sonaglio. Queste due note, abbassate o alzate di un tono, formano i timbri di unione e le note rullate.
La Nota de agua , nota d’acqua, riprende un sordo gorgogliare d’acqua che scorre ed è una nota chiaramente scandita;
Il Cloqueos è il suono del chiocciare, un chioccolio con sillabe staccate;
Il Castanuela è la nota che riprende il suono delle nacchere; insieme con ilCloqueos, costituisce le Notas esca lonadas
I Floreoslentos comprendono due melodie, il Floreos dàsicos e il Floreos adorno, due fraseggi diversi con variazioni di fraseggio e cicaleggio;
Le Notas compuestas ( note composte o duetti) possono interessare tutte le melodie e devono dare l’impressione del canto di due soggetti;
La Campana è una melodia che fa parte dei Floreos ed è formata da sillabe scandite che ricordano il rintocco delle campane.
Il Timbrado è una razza che valorizza in qualche modo il canto forte,fresco e sonoro dei comuni canarini da gabbia , amato in tutto il mondo dagli appassionati che non hanno particolari necessità di selezione ai fini competitivi. (Davide C)

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Poster di “Il Giornale degli Uccelli”

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Ad ogni specie la sua gabbia

Le misure minime di una gabbie per garantire un certo benessere ai nostri beniamini non devono essere inferiori ai 50 centimetri in lunghezza, eccezione fatta per trasportini e gabbie da canto che non devono sostituire le dimore dei nostri beniamini per lunghi periodi di tempo. E’ ammessa la disposizione in queste cassettine a norma nel caso in cui dovessimo esporre in qualche mostra ornitologica oppure, oltre a battute di caccia, dovessimo allenare alcune specie selezionate per il canto.

Più sono grandi le gabbie e meglio gli esemplari possono svolazzare da una parte all’altra consumando alcune calorie assimilate. Durante tutto l’arco invernale, per quei soggetti che non sono in periodo cove, è consigliabile inserirli in voliere esterne e ben riparate dalle intemperie per aumentare la muscolatura e sicuramente anche la salute.

Controllare almeno una volta al giorno il proprio allevamento aiuta sicuramente a tenere sotto controllo ogni tipo di problema. E’ più facile isolare in tempo soggetti malati o malandati a causa dei maltrattamenti ricevuti dai suoi simili e disturberebbe il meno possibile i più sensibili durante gli accoppiamenti. Se dovessimo costruire la gabbia è bene ricordarsi di non lasciare troppo spazio fra le sbarre per evitare che l’animale vi possa infilare la testa in mezzo e ferirsi.

Per gli psittacidi: la gabbia con misure minime deve permettere al pappagallo di distendere tutta la propria apertura alare senza toccare le pareti. Le sbarre devono essere orizzontali per garantire all’animale di arrampicarsi, cosa che adorano fare ed è permesso lo sviluppo verticale della struttura. Le più comode mangiatoie sono quelle da agganciare all’interno, poiché sono uccelli che mangiano spesso, tanto e sono spesso di dimensioni troppo grandi per infilare la testa in quelle classiche con la tettoietta. I pappagalli sono molto giocosi e particolari, per questo gettano spesso nei beverini pezzi di frutta che viene loro fornita, senza poter poi bere l’acqua sporcata; insegnargli a bere dai beverini a goccia è molto utile, altrimenti fornirgliela in una mangiatoia da interno, cambiando l’acqua tutti i giorni. I posatoi sono più consigliabili ruvidi per consumare le unghie.

Per tutti gli altri: le misure minime come è già stato detto, non devono essere inferiori a 50 cm per una coppia di canarini, variabile ovviamente, a seconda delle esigenze. Essi hanno bisogno di volare in orizzontale , quindi mangiatoie interne sarebbero solamente da intralcio durante il volo. Le sbarre possono tranquillamente essere verticali poiché il loro becco non è adatto ad aggrapparsi e per i posatoi bisogna sempre fare attenzione alla misura delle zampette. Fra Tortora diamantina e Organetto artico vi sono delle differenze abissali. Meglio quindi stecche di legno ruvide o ancora meglio rami presi direttamente dagli alberi fuori casa, facendo attenzione a pulirli accuratamente da escrementi di altri uccelli o da acari e afidi.

Predatori alati e spazzini: per tutti quegli uccelli che appartengono al mondo dei predatori quali avvoltoi, gufi, falchi, corvidi ecc… non è consentito ed è vietato allevarli all’interno di gabbie. Hanno bisogno di spazio e le misure minime per una voliera non sono inferiori ai 3 metri; non devono esserci sbarre o reti a maglie strette, ma è sempre meglio sbarre verticali e ben distanziate senza far passare in mezzo la testa dell’animale. Per due estremità è bene confinare due grandi posatoi composti da tronchi o spessi rami di albero. Attrezzare il confine per tenere lontane volpi ed altri predatori a quattro zampe, mettere delle zanzariere protettive e delle reti sotto il fondo, nel caso in cui avessimo disposto della nuda terra, per non far entrare i topi, o per meglio dire i ratti portatori di malattie.

Allevamenti al chiuso

Chi vuole un allevamento al chiuso e programmato deve rendersi conto che una finestrella nel fondo non basta per i propri pennuti.

Il dispositivo alba-tramonto che spesso si usa in acquariofilia può essere utilizzato anche per l’ornitologia. Tramite nostra regolazione, si può evitare lo stress delle accensioni e spegnimenti improvvisi di luce creando un effetto soffuso che avrebbero il compito di simulare l’alba e il tramonto (da qui appunto il nome). Con questo metodo i nostri esemplari avrebbero il tempo di prepararsi per dormire senza sorprenderli nelle mangiatoie o fuori dai nidi in periodo cove, e di svegliarsi dolcemente senza traumi pericolosi per la loro salute.

Se però possediamo queste apparecchiature e le nostre 12 ore di luce programmate non sono contornate da una tiepida temperatura, i nostri sforzi risulterebbero tutti inutili.

Il termostato ci può aiutare in questa nostra impresa tenendo medie le temperature, aiutando anche le femmine ad uscire più spesso dai nidi, senza rischiare di lasciare al gelo le proprie uova. La temperatura più adatta per favorire la riproduzione si deve aggirare fra i 16 e i 23 gradi; una temperatura troppo alta o troppo bassa sarebbe inutile per la gestione, poiché ci sono alcune specie molto sensibili alle alte temperature durante gli accoppiamenti.

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Sagome rapaci in volo

 

Circus Pygarus L. (Albanella minore)

E’ un Albanella dalla struttura esile con ali sottili che sembrano più lunghe rispetto a quelle delle altre. Il modo di volare è sciolto e poco pesante.

Circus cyaneus L. (Albanella reale)

E’ la più agile e acrobatica tra i componenti del suo genere. Ha ali ampie e tipico comportamento di volo con 5-10 battute seguite da planate, il tutto a pochi metri dal suolo. In volteggio tiene le ali a “V”. In planata quasi sempre a “V” ma anche piatte o addirittura leggermente rivolte in basso.

Aquila chrysaëtus L. (Aquila reale)

Le sue ali in proporzione al corpo sono molte lunghe. E’ una volatrice formidabile. Sale a spirale fino ad latezze vertiginose, poi sceglie la direzione voluta e scende in planate lunghissime e decise per decine di chilometri. In volteggio tiene le ali leggermente inarcate in alto a “V”. Quando plana le ali sono tenute a volte piatte o lievemente marcate verso l’alto o anche (ma solo per pochi tratti) rivolte un po’ in basso. Quando batte le ali, i colpi sono profondi e decisi, dando senso di “potenza di volo”.

Accipiter gentilis L. (Astore)

E’ un rapace dalle medie dimensioni, con testa prominente, ali arrotondate tenute spesso sagomate ad “S”. In planata le ali, che normalmente sono arrotondate, sembrano a punta. Volteggia ad ali piatte e con coda spesso aperta. Quando batte le ali i colpi sono molto profondi, decisi e alternati a planate.

Circaëtus gallicus G. (Biancone)

Le ali sono molto larghe e questo si nota particolarmente quando il rapace plana piegando la “mano” e assumendo un caratteristico aspetto a grandi ali piegate. Interessante è il modo di volare: ora ad ampie e profonde battute intercalate a planate, ora leggero lasciandosi trasportare dal vento.

Falco biarmicus T (Falco lanario)

Le ali del lanario sono strette ma slanciate e la coda è leggermente più lunga rispetto a quella del pellegrino. La base dell’ala del lanario è meno larga di quella del potente pellegrino. Il modo di volare di questa specie è più agile, leggero e le sue picchiate sono meno potenti e temerarie del pellegrino.  Volteggia e plana ad ali piatte o leggermente rivolte verso il basso.

Pernis apivorus T. (Falco pecchiaiolo)

Sembra una poiana più snella, con ali più strette e lunghe, ma nel volteggio la coda aperta del pecchiaiolo appare meno arrotondata della poiana e a differenza di quest’ultima, tiene le ali piatte. Il volo è agile e leggero con battute più profonde ed elastiche. Nel periodo nuziale fa “l’applauso” sbattendo tra loro più volte le ali sopra al corpo.

Falco peregrinus T. (Falco pellegrino)

In volteggio le ali sono tenute piatte leggermente rivolte in basso. Ogni tanto, però, intercala alcuni battiti assai rapidi e non troppo profondi a volteggiare. Anche nella planata la silhouette frontale mostra le ali quasi piatte o leggermente piegate in basso.


Falco tinnunculus L. (Gheppio)

Nel volteggio il gheppio può assomigliare alla sparviere. Quando fa lo “spirito santo” le ali sono tenute inarcate in alto e battute velocemente mentre la coda è aperta a ventaglio.

Falco naumanni F. (Grillaio)

Vedendolo volare da lontano è molto simile al gheppio, ma il grillaio non ha l’abitudine ossessiva di praticare lo “spirito santo” come il gheppio.


Falco subbuteo L. (Lodolaio)

E’ un rapace perfettamente proporzionato che in aria si trova totalmente a suo agio ed è in grado di adeguare il suo modo di volare alle diverse situazioni. Normalmente il suo volo è agile e sciolto, ma può essere anche lento e cadenzato, oppure saettare velocissimo alternando brevi planate a picchiate. Volteggia ad ali piatte e coda aperta.

Milvus migrans B. (Nibbio bruno)

Quando vola i suoi colpi d’ala sono lenti e cadenzati inframezzati solo da qualche planata. La coda è perennemente manovrata a destra e a sinistra cosicchè i cambiamenti di direzione sono repentini e agili. Volteggia ad ali leggermente ricurve in basso o piatte. Plana invece sempre con ali rivolte all’ingiù. Spesso l’atteggiamento di volo è con ali arcuate un po’ all’indietro riaspetto alle giunture carpali.

Milvus milvus L. (Nibbio reale)

E’ il più agile e sciolto fra tutti i rapaci potendo usare la coda, le ali o entrambe come elementi direzionali. Il suo volo più frequente è il volteggio ad ali piatte rivolte indietro e in basso. Quando batte le ali queste sono mosse ampiamente e in profondità senza apparente fatica, sollevando e abbassando il corpo contemporaneamente al battito, così come fanno le sterne. Quando plana non cambia molto l’atteggiamento delle ali, soltanto le rivolge maggiormente all’indietro. Da molto lontano la sua sagoma allungata è stata paragonata a quella di una croce, con la caratteristica coda biforcuta.

Buteo buteo L. (Poiana)

E’ un rapace proporzionato che volteggia lentamente con ali larghe ben estese e inarcate verso l’alto, la coda è ampia e relativamente corta, la testa grossa e poco sporgente. I battiti d’ala non sono molto profondi ed ampi ma abbastanza superficiali. Quando volteggia, le ali sono inarcate in alto e spinte in avanti, mentre la coda è aperta a ventaglio. Quando plana, invece, le ali sono piatte e lacoda è chiusa.

Accipiter nisus L. (Sparviere)

In volo quando batte le ali è molto rapido. I battiti, molto veloci, sono alternati a periodi brevi di planata. Questo modo di comportarsi “batti e plana rapido” è una caratteristica della specie.

Immagini e testi tratti da http://www.natuvi.net/sagome-dei-rapaci-in-volo

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La mia alimentazione dei Lori e Lorichetti

L’alimentazione di questa specie è una delle più impegnative che ci possano essere.
Lori e Lorichetti sono uccelli sensibili dal punto di vista digestivo, infatti è complicato fornire loro un rapporto corretto di zuccheri, vitamine, calcio ecc….

Una delle tante cose su cui mi devo raccomandare, è che questi uccelli hanno un apparato digerente assai delicato. Spesso si vedono persone che comprano esemplari allevati a mano per tenerli a casa come pet; liberissimi di farlo, ma non devono cadere nella tentazione che accomuna molti, cioè di dargli da mangiare alimenti adatti esclusivamente al consumo umano. Sono uccelli molto ghiotti che cercano di intenerirci, ma bisogna assolutamente evitare di somministrargli purè, cioccolate e tutto quello che ci può passare per la testa. Il loro fegato è delicatissimo e possono sviluppare complicanze inguaribili, quando ce ne accorgiamo è gia troppo tardi.

In commercio abbiamo diversi tipi di estrusi che possiamo lasciare con continua presenza di acqua, ma anche qui avrei delle raccomandazioni importanti: le polveri sono molto comode da usare, soprattutto quando si ha fretta al mattino di andare al lavoro, ma consiglio sempre di mischiare questa miscela con acqua in primis, frullato di mela o un cucchiaio di miele; questo perché il prolungato fornire di polvere infastidisce il becco degli uccelli, attirando un mix di batteri che potrebbero causare delle infezioni o comunque danneggiare le penne tutt’intorno.
E poi dobbiamo considerare il fatto che in natura questi animali sono per lo più nettarivori, quindi, nelle belle stagioni, fornire loro dei fiori colti e pieni di polline li aiuterà di certo a sentirsi a loro agio. Anche in questo campo sono state inventate delle polveri con una discreta concentrazione di potassio, zuccheri e polline lavorato, a mio avviso molto meglio di quello che si trova più comunemente a giro anche se potrebbero mancare alcune sostanze, facilmente trovabili in altri ingredienti.

Cosa fornire quindi ai nostri Lori, Lorichetti? Ecco la lista delle cose da fornire almeno 3 volte al giorno, alternandole l’una alle altre:
– Frutta fresca, soprattutto tropicale, lavata e sbucciata anche per quanto riguarda il biologico; solo nel caso in cui la frutta è cresciuta dai nostri alberi e senza trattamenti.
– Estrusi in polvere mischiati con l’acqua o frullati di frutta.
– Osso di seppia a disposizione, NO grit.
– Fiori di campo colti e controllati da noi. Prenderli in parchi dove è difficile che arrivi lo smog o escrementi di animale.
– Semi… a volte somministro loro un pugnetto di semi vario, escludendo assolutamente il seme di girasole in ogni sua forma.
– Miele, molto , forse troppo zuccherino. Un cucchiaio nel frullato ogni tanto va benissimo. Se viene fornito senza “contorno”, il cucchiaio va bene per un pasto intero.
– Qualche goccia di limone nell’acqua una volta al mese li purifica un pò e ricordatevi di cambiarla (l’acqua) tutti i giorni.

Le ciotole atte a somministrare il cibo ai Lori si riempiono facilmente di batteri a causa dei pasti umidi. Lavate sempre i contenitori con disinfettanti alimentari. L’amuchina va benissimo, ma poi risciacquate bene.

Io sono contraria al lasciare il cibo ai Lori e Lorichetti nelle gabbie, poichè sono soggetti mangioni tendenti ad ingrassare se non abituati. Consiglio quindi voliere che li facciano almeno svolazzare e arrampicarsi tanto per agevolare il metabolismo e regolatevi con gli orari in cui somministrate i pasti.
Non fatevi impietosire dai loro richiami o se vi fissano mentre siete seduti a tavola!

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Foto Internazionale Reggio Emilia 2013

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Se prelevate le fotografie per utilizzarle altrove avvertitemi, mi farebbe molto piacere

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Un piccolo accenno sulla falconeria

Dopo ben 4.000 anni finalmente una notizia rallegra i cuori di tutti coloro che praticano l’apprendimento di una nuova cultura e vivono un’arte a molti ancora oggi sconosciuta: la falconeria. Dal 2010 è è stata definita dall’Unesco, patrimonio immateriale dell’umanità in ben 12 paesi e di anno in anno sempre più stati hanno fatto domanda per aderire.

A novembre si è celebrato il terzo anniversario dedicato all’inserimento della falconeria fra i patrimoni dell’umanità e per la prima volta si è introdotto il World Falconry Day,una festività mondiale conclusasi nel novembre 2013.

Non si sa bene in quale secolo ebbe inizio la pratica della caccia con il falco, ma durante l’epoca medievale raggiunse i massimi livelli di espressione, dove nel XIII secolo Federico II di Svevia scrisse un vero e proprio trattato, il “De Arte Venandi cum Avibus”, divulgato in varie lingue lasciando le preziose pergamene originali nelle famose librerie del Vaticano.

La falconeria intesa come arte di caccia col falco, viene trasmessa di generazione in generazione, soprattutto nei paesi come Arabia Saudita e Mongolia dove ci si procura da vivere con questi straordinari rapaci. In Occidente, invece, il sapere viene trasmesso anche a chi non fa parte della propria famiglia, garantendo così un futuro a questa pratica venatoria.

Con il passare degli anni si è sviluppata una cultura del falco, atta a far capire l’utilità di questi animali e che la loro eliminazione non solo è inutile, ma è anche nociva per l’ambiente. La caccia col falco viene definita falconeria moderna dove non si insegna all’animale a cacciare, ma semplicemente a volare. Questa attività stizzisce molto i cacciatori in quanto il falconide deve essere avviato a quella che è la sua natura di predatore.

A differenza di chi pratica la falconeria moderna, tutti i falconieri devono obbligatoriamente avere un porto d’armi per uso venatorio e devono denunciare la detenzione dell’animale agli uffici forestali come fosse un’arma a monocolpo; questo per garantire una tutela all’animale se si dovesse smarrire e anche per garantire un sapere al cacciatore distinguendo le prede adatte alla specie del suo predatore.

La falconeria però non è solo un’arte fine a se stessa, ma rappresenta un punto d’incontro per coloro che condividono un interesse comune, nel rispetto dell’ambiente(non ci sono pallini di piombo che inquinano) e della fauna stessa. A differenza del fucile, il falco infatti, non riesce a catturare più di alcune prede, in quanto le sue energie si esauriscono in fretta. Per cacciare inoltre, bisogna anche tenere sotto controllo il peso dell’animale e in alcune specie, a causa delle piccole dimensioni, la difficoltà è maggiore, per non esporre il rapace a stress che potrebbe causarne la morte. Per questo si consiglia a tutti i neofiti di affiancarsi sempre ad un falconiere esperto, sia per se stessi, ma soprattutto per il cacciatore.

La falconeria, ricordiamo, non è per tutti e per possedere un falco bisogna sacrificare molto del proprio tempo libero, soprattutto se non si possiede una voliera e se si usufruisce dell’animale a scopo venatorio.

Come un atleta che si rispetti, giornalieri allenamenti aiutano il falco ad avere maggiori possibilità di cattura e una maggiore resistenza.

Per ogni ambiente c’è una specie diversa da utilizzare: sarà più difficile se non impossibile per un falco pellegrino catturare una preda nel fitto del bosco. Da qui subentra la selezione del rapace con cui vogliamo cacciare. Un bello sparviere avrà di certo ottime probabilità di catturare solo uccelli di piccola taglia, mentre una poiana di Harris, in un aperto campo, potrà tranquillamente artigliare un fagiano in fuga.

E’ anche per questo che si raccomanda cautela quando si deve scegliere questo animale, chiedendo consiglio al proprio mentore che ci guiderà verso la scelta più giusta e più soddisfacente, una volta fatte le prime catture.

Al fine di chiarire un aspetto fondamentale ribadiamo che per comprare un falco bisogna recarsi verso allevatori che abbiano animali con alla zampa anelli identificativi inamovibili e che dimostrino tramite certificato che l’animale che stiamo per comprare discenda da genitori che siano allevati in cattività da almeno tre generazioni. Nonostante ciò, purtroppo, in giro per il mondo, ci sono ancora numerosi bracconieri che predano i nidi per poi applicare gli anelli quando i pulcini sono ancora piccoli. Perciò, quando si vuole comprare un rapace, essere sempre affiancati da qualcuno che ne sappia più di voi.

Con quest’anno si conclude il terzo anniversario dedicato all’inserimento della falconeria fra i patrimoni dell’umanità ed è stato festeggiato inserendo per la prima volta una festività mondiale conclusa lo scorso mese: il World Falconry Day.

Alla fine di ciò, finalmente, sempre più persone capiscono l’importanza di questi animali e sempre più giovani si avvicinano a questa pratica venatoria che garantirà continuità di quest’arte nei secoli futuri.

Clarissa C.

copyright Nuranna

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Semi di Girasole – Helianthus annus

Nel linguaggio comune, il termine “semi di girasole” si riferisce ai frutti dell’omonima pianta (Helianthus annus, fam. Composite o Asteraceee). Più precisamente, si tratta di acheni, frutti secchi indeiscenti contenenti un singolo seme (che non liberano a maturazione, da cui “indeiscenti”) adeso in un solo punto ad un pericarpo più o meno indurito (crostaceo nel caso dei semi di girasole). Anche quello che normalmente chiamiamo fiore di girasole è in realtà un’infiorescenza, costituita da un insieme di fiori riuniti secondo uno schema definito: gialli all’esterno e in genere nero-grigi all’interno. Ogni infiorescenza (o più correttamente capolino) può contenere anche più di 1000 frutti, disposti in spirali iperboliche concentriche; il pericarpo (l’involucro esterno), duro ed indigeribile, racchiude una mandorla di grande interesse industriale ed alimentare (chiamata impropriamente seme).
In commercio i semi di girasole sono di tre dimensioni ( grandi, medio, piccoli) e di tre varietà ( striati, bianchi, neri)
Il seme e composto da una mandorla, che è l’unica parte edibile, racchiusa in un tegumento legnoso. Dai semi di girasole si estrae un olio grasso (22-36%), ricco di acidi grassi insaturi, in particolare oleico (32%, monoinsaturo) e linoleico (54%, polinsaturo e precursore degli omega-6). Negli ultimi decenni sono state tuttavia selezionate piante con un contenuto in acido oleico superiore (fino al 60% ed oltre), che hanno di fatto aperto una nuova frontiera ai possibili impieghi di questa coltura. Una maggiore percentuale di acido oleico significa infatti migliore resistenza alla degradazione termica ed ossidativa, da cui l’impiego in friggitoria al posto del più costoso olio di oliva. La minore percentuale di grassi polinsaturi permette di ottenere insaccati meno rancidi dal bestiame alimentato con semi di girasole e sottoprodotti della loro lavorazione. Un maggiore equilibrio tra acido oleico e linoleico significa anche garantire un miglior controllo del colesterolo a bassa densità (LDL), con una riduzione degli stati infiammatori cronici e del rischio cardiovascolare. Infine, tale selezione ha aumentato anche i profili di impiego industriale dell’olio di girasole, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di combustibili e lubrificanti biodegradabili. Sorprendente il contenuto in vitamina E (60mg su 100 grammi, pari al 300% c.a della dose giornaliera raccomandata per l’uomo), che preserva l’olio di semi di girasole dall’irrancidimento conferendogli preziose proprietà antiossidanti. Per un corretto mantenimento del prodotto si raccomanda comunque la conservazione in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce e da fonti di calore.
Alcune varietà di semi di girasole sono particolarmente ricche di proteine 20% con un ottimo coeficente di digeribilita (85%).
Il valore biologico della componebte aminoacidica è buono anche se inferiore a quello della soja.
Questo alimento è l’ideale per fare il pieno di energia e tocoferolo, che ricordiamo essere la vitamina dotata del maggior effetto antiossidante, oggi molto ricercata per la capacità di rallentare l’invecchiamento e proteggere l’organismo da alcune malattie degenerative. Nei semi di girasole abbondano comunque anche altre vitamine, come la B6, l’acido pantotenico, i folati e la niacina fra i minerali spicca l’ottimo contenuto in selenio (anch’esso dotato di interessanti proprietà antiossidanti), ferro, rame, fosforo, manganese, magnesio e zinco. Non è poi da meno la presenza di fibre e proteine, rispettivamente presenti in quantità pari a 11 e 19 grammi su 100 grammi di semi di girasole.

Analisi chimica sul S.S. seme intero proteina greggia 16,3; grassi greggi 25-38%; fibra greggia 26%; ceneri gregge 3,4%.
Indicato per Fringuelli, verdoni, cardellini, Psittacidi di taglia medio-grande e roditori.
La durezza del seme e le dimensioni sono un handicap gli uccelli piccoli di molte specie, in quanto, nel tentantativo di sgusciarli, li fanno cadere sul fondo della gabbia dove la griglia li rende inutilizzabili.
Molti allevatori usano anche triturare i semi.
Sconsigliato l’uso di semi decorticati in quanto irrancidiscono rapidamente.

In foto girasole grosso, piccolo, bianco, nero.)Davide C.)

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